Adrian Belew in Italia; Musicclub.it, creative commons e cut-up selvaggi.
Pubblicato da Michele Faggi alle 08:33 in Concerti/eventi, Experimental, Indie, Mp3/download
Fa piacere verificare che un magazine web legato all'informazione musicale, spartano, puntuale e con una certa visibilità come Musicclub si prodighi in clonazioni quasi integrali di un tuo articolo. Si perchè presso questo link si parla dell'imminente arrivo di Adrian Belew in Italia per un paio di concerti e si ricalca in modo maldestro la recensione di Side Two che il sottoscritto ha pubblicato su SOM ,senza nessun intervento redazionale orientato al camuffamento e con un cut-up random che fa scempio dell'integrità complessiva del pezzo. Complimenti; in effetti i contenuti di SOM erano soggetti a licenza Creative Commons, sull'utilizzo della quale evidentemente ci sono equivoci davvero imbarazzanti, visto l'uso indiscriminato e selvaggio che ne viene fatto, soprattutto da parte di chi non la applica. Mi piace ricordare che Musicclub è costantemente e copiosamente linkato da queste parti, ogni volta che è necessario segnalare un locale, un'indicazione, un evento. Con un certo narcisismo, accompagnato dalla totale mancanza di feedback sul sito Musicclub (evidentemente una svista), pubblico nuovamente quella recensione in un contesto NON creative commons e in occasione delle due date che vedranno Adrian Belew sul palco, precisamente il 3 Aprile al Teatro Ciak di Milano e il 4 Aprile all'Auditorium Flog di Firenze; per informazioni e dettagli, la promozione e organizzazione è a cura di Ponderosa Music.
Update: Musicclub.it ha aggiornato la scheda dedicata ad Adrian Belew, inserendo un feedback di riferimento.
Adrian Belew: "Side Two (Sanctuary records, 2005)
Compro un bellissimo furgone del 1965 e sul cofano ci monto un finto corno di rinoceronte. Alle 8 di mattina del 15 luglio 2003 guido il mio rinofurgone sulla north green hill road, una serpentina a due corsie infettata da dossi. Dalla cima di una collina un cane corre verso di me; lo manco per poco. Tra le mie ruote, sulla destra, un secondo cane. Questo non riesco ad evitarlo. Lo vedo trascinarsi sulla strada dallo specchietto retrovisore. Torno indietro per raccoglierlo. Ho sempre pensato di dedicarmi alla pittura. Forse da vecchio, forse a 78 anni. Ma quella mattina avevo in mente qualcosa che volevo dipingere. Vado in un negozio per disegno, faccio una serie di domande e torno con due tele, un po’ di colori, pennelli. Realizzo la mia prima pittura, la copertina di questo disco, e la chiamo dead dog on asphalt.
Con questa immagine dolorosa e tenera, si aprono booklet e suoni dell’ultimo lavoro di Adrian Belew, Side Two, secondo esperimento di una trilogia annunciata e introdotta da Side one, realizzato sotto forma power trio in compagnia di Les Claypool e Danny Carey. Il secondo capitolo spazza via quei suoni e si cristallizza come una vera e propria immaginary soundtrack, interamente strumentale come lo era il seminale Desire Caught By the tail, ma con un orientamento molto più belewtronics. Dead dog on asphalt è il primo stupore della visione, pura concretezza di suoni e di cose; dalla traccia due, anche la parola diventa suono. Per farsi un’idea della concentrazione verbale di cui Belew si serve potrebbe essere utile ascoltare Asleep, brano disponibile per il download da questa pagina e pubblicato in rete già un anno fa; la versione inclusa in Side Two, mantiene durata e struttura, ma è addomesticata da un nuovo missaggio che neutralizza parte delle potenzialità visive; la prima parte del brano segue il procedere di un poema Haiku ripetuto all’infinito, quasi ad accentuarne la nuda tensione meditativa.
One day you wake up
But you didn’t even know
You were asleep
Lo strappo è un crescendo rumoristico che nella versione on-line viene
sospeso nel vuoto da un theremin-carillon che interrompe bruscamente il cuore
temporale del brano e la percezione Haiku; gli archi di Peter Hyrka e Gary
Tussing recuperano quella lacerazione, e lavorano come un falso raccordo sulla
parola Asleep; con un incedere lancinante e con un ribaltamento semantico
materializzano nuovamente la parola da quella sospensione. Questa potenza rimane
intatta dal punto di vista compositivo nella versione presente all’interno di
Side Two, ma viene neutralizzata la forza temporale e visiva, sostituendo lo
strappo e il salto con il il crescendo che si vaporizza fino al fade out/in con
viola e violoncello; un continuum.
Superata questa piccola delusione,
costruita tutta su un’attesa personale e suggestiva, Asleep e tutto Side Two
rimangono una delle esperienze sonore più stimolanti prodotte dal talento di
Adrian Belew; l’Haiku, ancora, è il motore di buona parte dei brani, e non solo
dove la ricorrenza delle sillabe è quella della cadenza poetica, ma anche dove i
brani strettamente strumentali si fanno Haiku, nella capacità di fotografare
l’esperienza del dettaglio. Dead dog on asphalt, appunto, la bellissima I
wish i knew tutta costruita su un’ellisse chitarristica di potenza astratta
e melodica; il genoma dei Beatles che prova a farsi strada nella cadenza
musicale di Face to face, grazie alla voce di Belew che offre
un’interpretazione cangiante all’assenza di ritmo Haiku.
Is it a beginning
A continuing or the end?
Then what a sorpresa, si serve di quel carillon perso nella
rielaborazione di Asleep, ed è tutto costruito a partire da quell’idea di spazio
sonoro fatto di oggetti, materia e antimateria. Sunlight, il capitolo
conclusivo, si lascia tentare da un basso Pop e dall’icona sonora della Koto Music, ma con un
procedimento che Belew conosce alla perfezione, quello della reversibilità dei
suoni, non banalmente come reverse recording, ma come struttura complessa dalla
forma im/mobile.
In coda al brano e a Side Two, si sentono i graffi del tempo
e una voce che si inceppa. Molto semplicemente, Play me again.
Ascolta: Asleep







1. Sara, Martedì 14 Marzo 2006 ore 13:57
Prendilo come un omaggio, se ti hanno copiato vuol dire che hai scritto roba buona!
2. Michele, Martedì 14 Marzo 2006 ore 14:30
può darsi sara; il punto è. Web 2.0 è solo una questione tecnica o anche politica? e ancora; cosa distingue un volgare cut and paste da un onesto servizio informativo?
3. elena, Martedì 14 Marzo 2006 ore 14:57
mah, non ho parole, costano cosi tanto i redattori? nenanche alle medie si copia cosi male!!
4. Mauro, Martedì 14 Marzo 2006 ore 16:06
Ridicolo; un link costava tanta fatica?!
5. tilo, Martedì 14 Marzo 2006 ore 20:41
rubare va bene, ma almeno con classe!!!!
6. Linda, Venerdì 17 Marzo 2006 ore 17:41
E' con questo tipo di persone che la categoria giornalistica perde di credibilita'e soprattutto di serieta'.
mah, regalagli un paio di forbici e la colla uhu cosi' li fanno meglio gli articoli!
Sono indignata e schifata